La vulnerabilità sismica degli edifici è diventata un argomento di primo piano nel mondo delle costruzioni. Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo ha tra i suoi strascichi un’accesa polemica sulla sicurezza nelle costruzioni, sull’adeguatezza della normativa antisismica, sui sistemi di controllo e di incentivo per l’applicazione delle misure, sulle responsabilità.
Tra i paesi industrializzati, l’Italia è quello con il rischio sismico più elevato; ma l’impatto disastroso del terremoto in Abruzzo non è da imputarsi a disattenzione del legislatore o mancanza di prevenzione antisismica. La normativa sismica italiana è tra le più avanzate e il nostro paese è all’avanguardia dal punto di vista dell’ingegneria sismica. Il problema sta piuttosto nell’applicazione delle prescrizioni legislative.
Al di là della normativa vigente, già in fase di costruzione si verificano lacune nella progettazione, realizzazione e nei controlli. L’aggiudicazione al ribasso delle opere non aiuta a incentivare la Qualità.
Ma se la soluzione del problema per le nuove costruzioni sembra risiedere nell’applicazione di norme già scritte (e nel potenziamento dei controlli sull’applicazione delle stesse), rimane aperto l’altro fronte del problema: la vulnerabilità degli edifici esistenti.
La legislazione infatti non impone l’adeguamento sismico (se non nel caso di ristrutturazioni che coinvolgono la parte strutturale).
Se si considera che la maggior parte degli edifici italiani è stata costruita prima dell’entrata in vigore di qualsivoglia regolamentazione antisismica, risulta evidente che la vera battaglia contro il rischio sismico si combatte sul fronte degli edifici esistenti: alcune fonti quantificano in oltre 80.000 gli edifici che necessitano di interventi.
Bureau Veritas, nell’ambito delle proprie attività dedicate all’Asset Management, svolge con competenze internazionali, un servizio di valutazione della vulnerabilità degli edifici esistenti, attraverso una metodologia innovativa, chiamata EVE - Évaluation de la Vulnérabilité des Existants.
EVE è la soluzione proposta da Bureau Veritas per identificare il comportamento di un’opera attraverso la misurazione in sito della sua risposta ad una sollecitazione ambientale. Questa metodologia, semplice da implementare e di nessun intralcio per la normale fruibilità dell’opera, permette di caratterizzare rapidamente un edificio, senza sondaggi distruttivi.
In che cosa consiste?
Tutti gli immobili, ma anche i monumenti e le opere infrastrutturali, sono sensibili ai movimenti del suolo prodotti dai fenomeni naturali (maree, venti, sismi,…) o dall’attività umana (traffico, escavazioni, attività industriali,…). EVE sfrutta questa sensibilità per valutare la vulnerabilità degli edifici e conoscerne i punti di forza e di debolezza.
Ogni movimento del suolo viene percepito e assorbito dall’opera. La logica di EVE è quella di sfruttare questi comportamenti per valutare come si comporterebbe l’opera nel caso di stimoli più importanti, quali ad esempio i terremoti.
Attraverso l’installazione di sensori di piccola taglia è possibile registrare anche i più lievi movimenti dell’immobile. Questi sensori ci trasmettono una molteplicità di dati che ci permettono di elaborare ipotesi di comportamento dell’opera a seguito di sollecitazioni di intensità definita.
Le applicazioni di questa metodologia sono molteplici.
Per l’Asset Manager, EVE rappresenta uno strumento di monitoraggio e decisione particolarmente vantaggioso per mappare un intero patrimonio immobiliare o monitorarlo nel tempo.
Per la Stazione Appaltante, EVE è utile in fase di realizzazione di opere sotterranee, per prevenire rischi sulle opere circostanti il cantiere.
Nelle zone sismiche, EVE permette di valutare la vulnerabilità degli edifici; è particolarmente preziosa per quegli edifici storici, per i quali manca la documentazione progettuale.
La metodologia EVE è stata sviluppata da Bureau Veritas in collaborazione con l’Università di Grenoble e la società MIAGE.