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Aprirsi alla disabilità in azienda

Chi cerca con curiosità, scopre che questo di per sè é una meraviglia.

Tra le iniziative di Diversity & Inclusion, inserire e valorizzare persone con disabilità all’interno del contesto organizzativo è sicuramente uno degli obiettivi prioritari.
Spesso ci si interroga su come favorire questa inclusione, che presenta una serie di vincoli precisi, regolamentati anche dal punto di vista normativo (per esempio rispetto al numero di dipendenti da assumere o all’adeguamento degli spazi affinché siano accessibili a tutti).
È tuttavia necessario riuscire ad andare oltre a questi aspetti, certamente importanti, per dare un reale valore alla persona con disabilità nella sua attività lavorativa.

La disabilità non è l’unica cosa che un dipendente porta all’interno dell’organizzazione!
Il più grande valore risiede nelle competenze ed esperienze che il singolo ha acquisito nel corso della propria vita, risultato di un percorso scolastico in primis, lavorativo e certamente anche personale.
Per scoprire quanto di unico ciascuno di noi porta con sé è importante approcciarsi alla scoperta dell’altro con un atteggiamento che sia innanzitutto curioso, capace di non fermarsi di fronte a ciò che è diverso da noi.

Il risultato di un approccio di questo tipo porta con sé numerosi vantaggi e benefici. Ne è un esempio la storia di Laura che, in Bureau Veritas, afferma di essersi sentita valorizzata nelle proprie competenze e caratteristiche peculiari.
È stato bello per lei entrare a far parte di una realtà che le ha dato fiducia, con colleghi curiosi di conoscerla e disponibili ad aiutarla.

LAURA FABBIANI
In Bureau Veritas dal 2018, Program Manager, Back-Office Global Sales

Di cosa ti occupi?
All’interno del dipartimento CPS (Consumer Products Services), il mio compito è quello di assistere clienti Italiani che hanno la necessità di effettuare test su beni di consumo prodotti fuori dall’Italia.

Quali sono le sfide più grandi che affronti ogni giorno nella tua vita lavorativa e personale? Cosa fai per risolverle?
Dal punto di vista lavorativo, le attività che svolgo richiedono una risposta veloce, logica e buone capacità di problem solving. Lavorando con clienti che realizzano i loro prodotti all’estero, sono inoltre a stretto contatto con persone di culture molto differenti.
Grazie alle nuove tecnologie ho a disposizione numerosi strumenti per muovermi velocemente, come chat ed email. Inoltre, le videochiamate mi permettono di confrontarmi direttamente con i miei interlocutori permettendomi di affrontare problemi che richiedono un maggiore approfondimento, di gestire situazioni urgenti e coltivare una relazione di fiducia con i referenti delle diverse sedi con cui mi interfaccio per i nostri clienti.
Per me non è semplice una comunicazione orale in inglese (la lingua inglese non si pronuncia come è scritta e questo complica la lettura labiale) ma questo non mi ha mai fermato, anzi cerco sempre di mantenermi allenata e di migliorare la mia conoscenza della lingua.

Dal punto di vista personale, ogni giorno mi scontro con numerosi pregiudizi e la diffidenza che le persone hanno nei confronti di chi è sordo.
I miei genitori sono sempre stati molto attenti a mettermi nelle condizioni di poter comunicare meglio, così grazie all’impiego di protesi e a tanta logopedia sono riuscita a sviluppare una buona capacità di espressione orale. A 30 anni ho poi voluto fare un intervento per adottare un impianto cocleare che mi ha aiutato ulteriormente nel migliorare le mie capacità di linguaggio.

Non è tuttavia stato semplice. Quando ho iniziato a cercare un primo impiego sono entrata in contatto con diverse aziende ma se il mio curriculum veniva inizialmente valutato positivamente spesso capitava che perdeva di interesse nel momento in cui emergeva il fatto che fossi sorda.
All’inizio mi arrabbiavo molto, oggi il mio approccio è cambiato e cerco di non farmi fermare da quella che può essere una possibile reticenza e diffidenza nei miei confronti. Provo ad essere propositiva, a mettere a loro agio le persone e ho scoperto che così facendo gli altri si dimostrano curiosi e mi fanno domande sulla mia condizione per capire l’impatto che ha sulla mia vita.

Qual è il più grande successo che hai raggiunto in Bureau Veritas?
Sono entrata in Bureau Veritas nel 2018, fin da subito sono stata messa alla prova perché pochi mesi dopo il mio arrivo la mia responsabile è rimasta a casa in maternità.
Ho apprezzato molto che l’azienda abbia creduto in me in questa circostanza nonostante fossi appena arrivata, ritenendo che avessi le competenze necessarie per gestire in autonomia le attività.
Mi è stata data fiducia e questo è stato un messaggio importante. Non mi sono sentita un numero, anzi sono stata stimolata a dare il massimo e a farmi conoscere per davvero.
Un ringraziamento particolare lo devo a tutti i colleghi a cui ho chiesto supporto (il team di Bureau Veritas CERTEST con sede a San Miniato, Pisa) che pur non essendo vicino a me e non lavorando esattamente sullo stesso tipo di attività, mi ha sempre dedicato del tempo.

Qual è il tuo motto?
È una domanda difficile, ma alla fine potrei riassumere tutte le frasi che mi vengono in mente con la seguente: “Gli ostacoli e i limiti sono solo nella nostra testa”.
Quello che ho sempre pensato è che l’importante è provare! Se non l’avessi fatto, se mi fossi fermata di fronte alle difficoltà, non avrei ad esempio imparato a parlare inglese e oggi non ricoprirei un ruolo che mi porta a svolgere attività a livello global.
Provando ed essendo curiosa, mi sono scoperta capace di fare tante cose che non avrei mai pensato di fare e ho potuto essere tanto soddisfatta dei risultati raggiunti!

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