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Il valore di essere genitori in azienda

Summary

Il concetto di transilienza arriva dai leggendari racconti di Arthur Clarke, autore di fantascienza e inventore britannico, e si riferisce alla “capacità di trasporto immediato o teletrasporto”.

All’interno del contesto organizzativo aziendale, il termine transilienza ha assunto una particolare accezione all’interno dei programmi di Diversity & Inclusion.

In quest’ambito per transilienza si intende la “naturale capacità di muoversi da un lato all’altro della vita, riuscendo a trasferire risorse e competenze tra più ruoli differenti”.

Transilienza e genitorialità

Ognuno di noi, facendo diverse esperienze acquisisce ogni giorno numerose competenze e abilità. Ciascuna di esse sembra essere altamente specifica rispetto al contesto nel quale è stata maturata, ma forse non è proprio così…

Per Riccarda Zezza e Andrea Vitullo, promotori del MAAM (Maternity as a Master) e primi utilizzatori del termine transilienza all’interno delle organizzazioni, ciò è soprattutto vero se si pensa alla genitorialità.

Essere genitori porta necessariamente a sviluppare nuove competenze, che consentono di affrontare al meglio quello che probabilmente è uno dei più importanti cambiamenti nella vita di una persona: diventare mamma o papà ed essere quindi responsabili di una nuova vita!

Grazie a questa esperienza, si impara a comprendere i bisogni e le esigenze dell’altro (anche quando non sono espresse in modo chiaro), a scegliere velocemente e a riconoscere le priorità. Migliorano inoltre la capacità di negoziazione e la motivazione. Più in generale, vengono affinati la gestione di situazioni complesse e il problem solving.

Se le guardiamo bene, non sono altro che quelle soft skills che oggi si cerca di valorizzare all’interno delle aziende e che sono ritenute la chiave per il successo lavorativo in gran parte dei ruoli organizzativi.

Il valore della transilienza

Grazie alla transilienza si promuove un approccio diverso nella valorizzazione di queste attitudini, che non devono essere costruite ex novo ma piuttosto sono da ricercare all’interno del singolo individuo.

Allo stesso tempo si cerca di favorire anche un maggior equilibrio tra vita lavorativa e privata, dal quale non è più possibile prescindere.

La transilienza all’interno di Bureau Veritas

Anche noi, all’interno di Bureau Veritas, abbiamo cercato di promuovere il valore della transilienza e della genitorialità facendoci raccontare le storie di alcuni dei nostri colleghi.

Ognuno di loro ci ha spiegato come utilizza le abilità sviluppate come genitore nell’attività lavorativa e come l’azienda sia stata un importante supporto nell’aiutarli a raggiungere una buona work life balance.

Flessibilità oraria e libertà di organizzazione sono due degli aspetti che ciascuno di essi dichiara di aver trovato in Bureau Veritas, grazie ai quali ha potuto sperimentare un grado di autonomia nello svolgimento del proprio ruolo che gli ha consentito di dare il massimo sul lavoro e al tempo stesso di vivere pienamente la propria vita famigliare.


Gianni Sena - In Bureau Veritas dal 2014, Product Line Manager

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Ci racconti della tua esperienza come genitore e dei tuoi figli?
La mia non è una famiglia tradizionale. Sono papà di Edoardo (3 anni), figlio avuto dalla precedente relazione. E poi sono in attesa dell’arrivo di Jacopo, figlio della mia attuale moglie.
Edoardo non vive con me, ma ci vediamo almeno due giorni a settimana.
Mi sento un papà un po’ “mammo”. Quando sono con Edoardo siamo spesso solo noi due, mi prendo cura di lui. È ancora piccolo quindi gli do da mangiare, lo cambio, lo coccolo… come tutti i bambini ha sempre tanta voglia di giocare.

Secondo te, qual è il valore aggiunto di essere genitore nel lavoro?
La pazienza, tanta pazienza.
Quando i bambini sono nel periodo dei 2 anni fanno i capricci. È necessario avere pazienza.
E poi sono alla costante ricerca di risposte chiare e credibili. Bisogna dunque avere coerenza in quello che gli si spiega.

Raccontaci un episodio con tuo figlio che ti ha aiutato ad allenare una competenza che ti è utile a livello lavorativo.
Edoardo ha la passione per le storie, ma non per le solite favole. Ho quindi cominciato ad inventare per lui dei racconti.
Capita però che dopo parecchio tempo mi chieda di una vecchia storia che avevo inventato per lui e che gli è particolarmente piaciuta. Non sempre però riesco a ripetergliela uguale e cambio personaggi o eventi.
Edoardo se ne accorge subito e mi rimprovera “Ma no! Non era così papà!”. Quale delusione per lui sentirsi raccontare la sua storia modificata.
Lo stesso succede nel rapporto con un cliente. Quando gli propongo un servizio gli do la mia parola, è come se gli raccontassi una storia. Non posso poi cambiare quello che dico dopo una settimana o un mese, perderei di coerenza proprio come quando modifico le storie di Edoardo e la delusione sarebbe la stessa.


Rosaria Verdina - in Bureau Veritas dal 1999, supporto all’ufficio Marketing e ai Servizi generali per la sede di Roma

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Ci racconti della tua esperienza come genitore e dei tuoi figli?
Ho una figlia, Gloria, di 24 anni.
Quando sono entrata in Bureau Veritas, Gloria aveva 4 anni. Eravamo solo noi due, io mi ero separata da mio marito e non avevo il supporto di nessuno (sono siciliana d’origine, perciò non potevamo godere della vicinanza dei nonni).

Secondo te, qual è il valore aggiunto di essere genitore nel lavoro?
Da quando sono mamma sento di aver acquisito una maggiore sensibilità, che significa una maggiore comprensione nei confronti dell’altro e una minore propensione al giudizio.
Di fronte al comportamento di mia figlia, o anche di un’altra persona, ho imparato prima di tutto a cercare di capire cosa ha portato l’altra persona ad agire in quel modo e solo dopo a rispondere.

Raccontaci un episodio con tua figlia che ti ha aiutato ad allenare una competenza che ti è utile a livello lavorativo.
Ho sempre vissuto a Pomezia e lavorato a Roma, eravamo io e Gloria soltanto. Quando ho conosciuto l’uomo che oggi è mio marito, si è però prospettata la possibilità di un trasferimento a Roma.
Questa scelta sarebbe stata molto vantaggiosa per me, ma allo stesso tempo voleva dire un grande cambiamento per Gloria, che a Pomezia aveva le sue amichette, la scuola (è sempre stata molto brava!) e la baby sitter.
Quando le ho parlato di questa possibilità ho accolto innanzitutto la sua reazione, senza imporre la mia decisione a priori. Insieme abbiamo poi cercato di capire la soluzione che l’avrebbe resa più felice e abbiamo deciso che sarebbe rimasta a Pomezia con il papà mentre io mi sarei trasferita a Roma.
Nel lavoro tante volte succede che debba mettere in gioco questa stessa sensibilità, lasciando spazio prima di tutto all’ascolto dell’altro.
Gran parte del mio lavoro lo svolgo al telefono (ne ho ben due!) e molto spesso mi trovo a gestire criticità e reclami. In questi casi devo fare un po’ come ho fatto con Gloria quella volta: ascolto, cerco di comprendere le ragioni per cui l’altra persona è arrabbiata e poi cerco di trovare insieme la soluzione più adatta a quel problema.


Mario Cugno - in Bureau Veritas dal 2016, Business Development Manager

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Ci racconti della tua esperienza come genitore e dei tuoi figli?
Ho due figlie, entrambe sono già grandi e vivono a Pavia dove frequentano l’università. Valeria ha 22 anni e frequenta il 4° anno di medicina, Michela ha 20 anni ed è al 2° anno di farmacia.
Sono cresciute con un papà sempre in movimento, ma il sabato e la domenica ho sempre cercato di dedicare loro il mio tempo.
Oggi che sono grandi e vivono lontano, ci ritroviamo sempre in estate e a Natale quando tornano in Sicilia. Abbiamo però anche concordato una settimana aggiuntiva in cui durante l’anno andiamo in vacanza tutti insieme, l’anno scorso siamo stati a Parigi, quest’anno andremo a Praga.

Secondo te, qual è il valore aggiunto di essere genitore nel lavoro?
L’insegnamento più grande che ho appreso dell’essere genitore è l’importanza di darsi completamente all’altro.
Vuol dire impegnarsi al massimo, senza necessariamente aspettarsi un ritorno dall’altro. Questo approccio, secondo me, consente di innescare una circolarità positiva in cui ognuno fa del suo meglio nel rispetto dell’altro.
Così anche nel mio lavoro cerco di dare sempre il meglio, nonostante i ritmi a volte possano essere molto intesi, cercando sempre di divertirmi!

Raccontaci un episodio con le tue figlie che ti ha aiutato ad allenare una competenza che ti è utile a livello lavorativo.
Spesso capitava che quando rientravo a casa le mie figlie mi chiedessero di ascoltarle mentre ripetevano la lezione per l’interrogazione del giorno dopo. Nonostante fossi molto stanco, mi sedevo vicino a loro e cercavo di ascoltarle. Ogni tanto mi distraevo e loro mi riprendevano “Papà! Non mi stai ascoltando!”. Allora mi riprendevo e cercavo di essere più attento.
Ciò che era importante per loro è che fossi lì vicino. Mi stavo dando completamente a loro, anche in quelle ultime energie che avevo a disposizione.
Così nel mio lavoro cerco di dedicarmi completamente ai miei clienti, mettendo passione, energia e non risparmiandomi. Ma soprattutto cerco di comprenderli in ciò di cui hanno realmente bisogno.
Solo in questo modo è possibile che una vendita non sia soltanto una vendita, essere commerciale per me significa accompagnare il cliente nella scelta di un servizio (nel caso di Bureau Veritas) che sia effettivamente rispondente alle sue reali esigenze. 


Paola Capellini - in Bureau Veritas dal 2011, Business Unit Manager all’interno del Dipartimento Industria

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Ci racconti della tua esperienza come genitore e dei tuoi figli?
Sono diventata mamma nel 2014 di Rebecca e nel 2018 del piccolo Mattia.
È stato un cambiamento enorme per me. Soprattutto con l’arrivo di Rebecca la mia vita si è modificata totalmente, fino a quel momento c’ero stata solamente io, non ero abituata a sentirmi responsabile di altre persone.
Si è trattato di uno sconvolgimento in positivo, se dovessi riassumerlo: una grande gioia che fa da sfondo a un nuovo modo di vivere, un po’ complicato e con tante responsabilità.

Secondo te, qual è il valore aggiunto di essere genitore nel lavoro?
Sono cambiata molto nel mio modo di lavorare dopo che sono diventata mamma.
Quando sono rientrata in ufficio dopo la nascita di Rebecca mi sono accorta di essere diventata più paziente, più empatica e di aver maturato una visione a 360°che prima non avevo.

Raccontaci un episodio con i tuoi figli che ti ha aiutato ad allenare una competenza che ti è utile a livello lavorativo.
Una volta in cui sono andata a prendere Rebecca all’asilo, lei non voleva assolutamente camminare né stare nel passeggino. Voleva che la portassi in braccio io, ma la strada per raggiungere casa era lunga e questo non era possibile.
Ciò che ho fatto è stato innanzitutto ascoltarla. Non ho ceduto alla sua richiesta, che non poteva essere realizzata, ma non mi sono nemmeno arrabbiata di fronte ai suoi capricci.
Grazie a questo modo di reagire, poco alla volta si è calmata e sono riuscita a convincerla a camminare da sola. A metà strada ci siamo ritrovate anche a ridere insieme di quello che era successo!
Così, nel lavoro, ho imparato che sia nel rapporto con i colleghi che con i clienti, non è utile chiudersi di fronte alle reazioni dell’altro. Piuttosto è importante, con pazienza, cercare di capire le ragioni dell’altra persona e non reagire in maniera istintiva.
Solo in questo modo è possibile arrivare ad una soluzione condivisa, riuscendo magari in un secondo momento a riderci sopra!