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Certificazione UNI 11941:2024. Quando la ristorazione diventa cura, sicurezza e inclusione delle persone disfagiche

Oct. 12 2026

IL VALORE SOCIALE E STRATEGICO DELLA CERTIFICAZIONE SECONDO LA UNI 11941:2024

La disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire alimenti e bevande, rappresenta una condizione clinica molto diffusa, soprattutto tra le persone anziane e tra coloro che convivono con patologie neurologiche o neurodegenerative. Si tratta di un problema con rilevanti implicazioni sanitarie e sociali, che può determinare malnutrizione, disidratazione, isolamento sociale e, nei casi più gravi, complicanze respiratorie come la polmonite ab ingestis.

Si tratta di un problema con rilevanti implicazioni sanitarie e sociali, che può determinare malnutrizione, disidratazione, isolamento sociale e, nei casi più gravi, complicanze respiratorie come la polmonite ab ingestis.

In questo contesto, la corretta preparazione e somministrazione dei pasti assume un ruolo cruciale. La consistenza degli alimenti e delle bevande, infatti, deve essere attentamente definita e controllata per garantire che ogni persona possa alimentarsi in modo sicuro, preservando al tempo stesso il valore nutrizionale e la dignità dell'esperienza del pasto.

cos'è la UNI 11941:2024?

La pubblicazione della UNI 11941:2024 ha introdotto un riferimento condiviso per determinare e classificare le consistenze di alimenti e bevande destinati ai soggetti disfagici, fornendo indicazioni operative per nutrire e idratare in sicurezza le persone con disfagia a domicilio e nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali.

La certificazione secondo la UNI 11941:2024 rappresenta quindi uno strumento di particolare valore per le organizzazioni che operano nella ristorazione collettiva, socio-sanitaria e assistenziale. 
Lo standard introduce criteri oggettivi e verificabili per la classificazione delle consistenze alimentari e delle bevande destinate ai soggetti disfagici, favorendo l'adozione di procedure standardizzate, controlli strutturati e competenze specialistiche lungo l'intero processo di preparazione e distribuzione dei pasti. La norma aiuta a definire modalità uniformi per la preparazione e la somministrazione sicura degli alimenti destinati alle persone con disfagia.

La certificazione assume anche un'importante valenza culturale e sociale, poiché contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza su una condizione ancora oggi spesso sottovalutata o non adeguatamente riconosciuta. 
Promuovere standard condivisi e verificati significa favorire una presa in carico più sicura e inclusiva delle persone con disfagia, contribuendo al miglioramento della qualità della vita e alla riduzione dei rischi associati all'alimentazione.

UNI 11941:2024: IL PERCORSO DI CERTIFICAZIONE DI GENESI SRL

Genesi Srl, realtà attiva nella ristorazione collettiva, ha scelto di intraprendere questo percorso con Bureau Veritas Italia ottenendo la certificazione secondo la UNI 11941:2024.

Ne abbiamo parlato con Luca Navarri, Amministratore di Genesi Srl, per comprendere le ragioni della scelta, l’impegno richiesto e i benefici concreti per RSA, operatori, ospiti e famiglie.

INTERVISTA A LUCA NAVARRI

  • Perché avete deciso di intraprendere il percorso di certificazione secondo la UNI 11941:2024?

    La decisione nasce da un’esigenza molto concreta. Nel nostro settore, e in particolare nella ristorazione rivolta al mondo sanitario e socio-assistenziale, osserviamo un aumento delle persone che devono affrontare problemi alimentari legati alla disfagia. Per molto tempo, però, questo tema non ha sempre trovato una risposta pienamente strutturata dal punto di vista alimentare.
    Tradizionalmente, gli alimenti venivano omogeneizzati perché il soggetto disfagico non può assumere cibi solidi, spezzettati o sminuzzati. Spesso, tuttavia, mancava un vero controllo della densità e della consistenza. In molti casi il problema veniva gestito direttamente dagli operatori delle RSA, aggiungendo brodi, fecole o addensanti secondo valutazioni individuali. Il rischio era affidarsi alla soggettività del singolo operatore, con risultati non sempre ripetibili.

    Il nostro obiettivo era offrire ai clienti, alle RSA e soprattutto agli utenti finali la garanzia di un risultato affidabile e costante. Per raggiungerlo, abbiamo sviluppato procedure, ricette e modalità operative definite e verificabili, capaci di assicurare uniformità e controllo in ogni fase del processo. Quando abbiamo conosciuto la UNI 11941:2024, il collegamento con il percorso che avevamo già intrapreso è stato immediato: la norma ha fornito un riferimento autorevole che ha rafforzato e valorizzato un sistema concepito per standardizzare le attività e garantire nel tempo livelli di qualità e coerenza del servizio.

    Un altro elemento per noi fondamentale riguarda la qualità della materia prima. Realizziamo preparazioni a partire da ingredienti freschi e naturali, prodotti e consegnati nella stessa giornata, limitando il più possibile il ricorso ad addensanti o ad altri correttivi industriali. 
    Pur basandosi su processi standardizzati e ripetibili, il nostro approccio mantiene al centro l’alimento nella sua autenticità: un cibo preparato secondo le modalità della cucina tradizionale e successivamente adattato, con criteri di sicurezza e controllo, alle specifiche esigenze della persona con disfagia.

  • Quali soluzioni interne avete sviluppato?

    Abbiamo integrato la norma con una serie di soluzioni sviluppate a partire dalle esigenze concrete dei nostri clienti. La disfagia, infatti, non riguarda soltanto la consistenza degli alimenti: spesso le persone disfagiche si stancano durante il pasto, perché deglutire rappresenta per loro uno sforzo importante. Questo può portarle a consumare solo una parte della razione prevista, con il rischio di non assumere un adeguato apporto nutrizionale.

    Per questo abbiamo lavorato su preparazioni capaci di garantire, anche con quantità inferiori di alimento, lo stesso apporto di proteine e nutrienti. In questo modo possiamo rispondere sia alle strutture che preferiscono mantenere separati primo, secondo e contorno, sia alle direzioni sanitarie che chiedono porzioni più concentrate, perché sanno che l’ospite non riuscirà a consumare un pasto troppo lungo o voluminoso.

  • Quanto è stato impegnativo adeguare i processi alla certificazione?

    È stato un lavoro impegnativo, perché abbiamo dovuto costruire un sistema. 
    Hanno lavorato insieme la direzione, l’ufficio qualità, i direttori di servizio, i cuochi e le nutrizioniste, ciascuno con le proprie competenze. Il risultato è stato un ricettario strutturato e un processo definito, da trasferire poi agli operatori attraverso attività di formazione.

    La sfida era rendere l’operazione il più possibile ripetibile e semplice per chi lavora ogni giorno nelle cucine e nelle mense. Servono grammature precise, procedure chiare, strumenti adeguati e controlli sulle densità. Abbiamo acquistato macchinari specifici, fatto molte prove e assaggiato tutte le preparazioni, perché oltre alla sicurezza era fondamentale preservare anche la gradevolezza del gusto.

  • Come avete lavorato sulle ricette?

    Le ricette sono state sviluppate partendo dai menù ordinari, cioè da quelli destinati agli ospiti non disfagici. L’obiettivo era fare in modo che anche le persone con disfagia potessero avere, per quanto possibile, la stessa alimentazione degli altri ospiti. Se il menù ruota su quattro settimane, abbiamo creato quattro settimane di ricette anche per i disfagici.

    Oggi disponiamo di oltre un centinaio di ricette, declinate in diversi formati: preparazioni separate per primo, secondo e contorno, oppure soluzioni più concentrate, che consentono di garantire l’apporto nutrizionale necessario in una quantità minore di alimento. È stato un lavoro complesso anche sul piano organolettico, perché combinare più componenti senza perdere gradevolezza richiede studio, prove e continui affinamenti.

  • Quanto tempo ha richiesto il percorso?

    Il percorso è iniziato circa un anno prima dell’ottenimento della certificazione. 
    Siamo passati dall’ideazione allo sviluppo del progetto, dalle attività di revisione al confronto costante con i clienti, fino alla selezione delle tecnologie più idonee e alla conduzione delle prove operative. 
    Nel corso di questa esperienza abbiamo verificato che non tutte le attrezzature sono in grado di garantire gli stessi risultati: sono necessarie apparecchiature con caratteristiche tecniche specifiche, integrate all’interno di un processo strutturato e controllato. 

    L’audit di certificazione, svolto nel mese di luglio, ha rappresentato un importante momento di verifica per il mantenimento degli standard raggiunti e il loro continuo miglioramento.

  • Quali sono i principali benefici per ospiti, RSA e famiglie?

    Per l’ospite, il beneficio principale è poter contare su un alimento fresco, cucinato in giornata, sicuro e controllato. Non parliamo di alimenti in polvere o conservati, ma di preparazioni reali, cucinate in modo tradizionale e poi lavorate per essere adatte alla deglutizione. Il processo garantisce verifiche di temperatura, tracciabilità, controllo del legame caldo-freddo e sicurezza della consistenza.

    Per le RSA i vantaggi sono altrettanto concreti: maggiore sicurezza per gli ospiti, maggiore tranquillità per le famiglie, riduzione del tempo che gli operatori dedicavano ad addensare o rendere più liquidi gli alimenti, e minore ricorso ad addensanti che hanno anche un costo significativo.

    Se l’ospite riesce ad alimentarsi meglio e a mantenere un adeguato stato nutrizionale, ne beneficia l’intero sistema di cura.

  • Cosa significa essere tra le prime organizzazioni certificate secondo la UNI 11941:2024?

    Per noi significa dare ai clienti una garanzia ulteriore. Genesi lavora nel settore privato: i nostri clienti ci scelgono ogni giorno per la qualità del servizio che offriamo e dobbiamo rispondere costantemente alle loro esigenze. 
    La certificazione ci consente di dimostrare che il nostro approccio alla disfagia non è improvvisato, ma si fonda su procedure, controlli e responsabilità precise.

    Abbiamo già riscontrato un ritorno positivo da parte dei clienti: dopo una fase iniziale di comprensibile prudenza, chi ha provato il prodotto ha riconosciuto nella nostra proposta un vero valore aggiunto. Anche molti potenziali clienti mostrano grande interesse quando raccontiamo il percorso fatto e il significato della certificazione.

UNA CERTIFICAZIONE CHE METTE AL CENTRO LA PERSONA

L’esperienza di Genesi dimostra come una norma tecnica possa tradursi in un cambiamento concreto nella vita quotidiana delle persone fragili.

La certificazione secondo la UNI 11941:2024 non riguarda soltanto la classificazione delle consistenze: significacostruire processi affidabili, formare gli operatori, ridurre la variabilità, migliorare la sicurezza alimentare e restituire valore a un gesto essenziale come il pasto.

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qualità agroalimentare

In un contesto in cui la nutrizione delle persone anziane e fragili richiede competenze sempre più multidisciplinari, la ristorazione collettiva può diventare un alleato fondamentale della cura. Standardizzare non significa rendere impersonale: significa, al contrario, creare le condizioni perché sicurezza, qualità e attenzione alla persona siano garantite ogni giorno, in modo costante e verificabile.