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Colloqui manageriali: una guida operativa • La conduzione

2° USCITA: LA CONDUZIONE

Nell'articolo precedente abbiamo evidenziato l'importanza della preparazione del colloquio. Ora ci concentriamo sulla conduzione del colloquio, ovvero  come animare con efficacia un colloquio che vede come protagonista il vostro collaboratore.

La conduzione rappresenta il momento in cui trasformate la preparazione in azione, dando vita a una comunicazione manageriale efficace e capace di creare un dialogo autentico e produttivo in cui il collaboratore si senta realmente ascoltato, coinvolto e valorizzato.

Come strutturare il messaggio per massimizzare l'impatto

Durante un colloquio manageriale, le potenziali fonti di distrazione per il vostro collaboratore aumentano significativamente. Per questo motivo è fondamentale conferire al vostro messaggio maggiore impatto strutturandolo in modo chiaro e coerente, soprattutto nei primi minuti, quando la disponibilità cognitiva è massima e il collaboratore è più ricettivo.
Una comunicazione ben organizzata permette di aumentare l’impatto del messaggio, migliorare la comprensione e rendere il colloquio più efficace e orientato ai risultati.

Il Metodo delle 3D nella conduzione del colloquio

Il metodo delle 3D segue una logica semplice ma estremamente efficace per migliorare la conduzione del colloquio manageriale. Si basa sul modo naturale in cui le persone elaborano e memorizzano le informazioni, aiutandovi a rendere la comunicazione più chiara e strutturata.

  • La prima D: dite ciò che state per dire

    La fase introduttiva è cruciale per preparare mentalmente il collaboratore a ricevere il vostro messaggio. 

    È importante introdurre in modo chiaro l’argomento, esplicitare l’obiettivo del colloquio e dare una visione d’insieme di come si svilupperà il confronto. Fornire una struttura fin dall’inizio aiuta il collaboratore a comprendere il senso dell’incontro e a prepararsi mentalmente, riducendo eventuali resistenze o incertezze.

    Questo approccio favorisce una maggiore apertura all’ascolto e migliora la qualità della partecipazione.

  • La seconda D: ditelo

    Nella fase di sviluppo, articolate il vostro messaggio con logica e coerenza.

    Organizzate i vostri pensieri seguendo una struttura naturale: un inizio che cattura l'attenzione, uno sviluppo che costruisce progressivamente il vostro argomento, e una conclusione che consolida il messaggio.
    Utilizzate esempi concreti e rilevanti che il collaboratore possa facilmente comprendere e collegare alla sua esperienza. Mantenete il filo conduttore durante tutta la presentazione, evitando digressioni che potrebbero confondere il messaggio centrale.

    L'obiettivo è che il collaboratore vi segua facilmente e comprenda il vostro punto di vista.

  • La terza D: dite di averlo detto

    La fase conclusiva del colloquio è altrettanto importante quanto l'introduzione. 

    Concludete riassumendo gli elementi chiave di quanto avete comunicato, richiamando l'obiettivo iniziale per confermare che lo avete raggiunto.
    In questa fase è importante chiarire cosa il collaboratore deve ricordare al termine del colloquio, e quali saranno i prossimi passi operativi. 

    Questo approccio consolida la memoria, garantisce una comprensione condivisa e crea chiarezza su cosa accadrà dopo.

Il Metodo delle 3P: creare rilevanza e coinvolgimento personale

Questo metodo risponde a tre domande fondamentali che il collaboratore si pone inconsciamente durante il colloquio, e che determinano il suo livello di coinvolgimento e apertura al vostro messaggio.

  • La prima P: perché questo argomento oggi?

    Il collaboratore ha bisogno di comprendere il contesto e la legittimità del colloquio.
    Evidenziate chiaramente l'interesse e la rilevanza dell'argomento spiegando perché è importante parlarne proprio adesso. Illustrate quali sviluppi recenti lo rendono pertinente e urgente. Mostrate come si collega agli obiettivi aziendali e strategici, in modo che il collaboratore comprenda che non si tratta di una conversazione casuale, ma di qualcosa che riguarda il futuro dell'organizzazione. Comunicate quale sia il fattore temporale che rende necessaria questa conversazione in questo momento specifico. 

    Quando il collaboratore comprende il "perché", diventa naturalmente più disponibile ad ascoltare.

  • La seconda P: perché tu?

    Questo è forse l'elemento più importante per creare coinvolgimento genuino. Concentratevi specificamente sul collaboratore e evidenziate l'interesse nei suoi confronti.
    Mostrate come l'argomento lo interessi personalmente e come possa sorprenderlo o offrirgli nuove prospettive che arricchiranno la sua esperienza. Spiegate come manterrà la sua attenzione e lo coinvolgerà attivamente. Descrivete come possa compiacerlo o fargli piacere scoprire questa informazione. Illustrate l'utilità pratica: come lo aiuterà nel suo lavoro quotidiano, quali problemi risolverà o quali opportunità gli aprirà. Chiarite perché dovrebbe essere consapevole di questo aspetto e perché dovrebbe essere aperto alla vostra proposta.

    Quando il collaboratore percepisce che vi interessa veramente il suo benessere e il suo sviluppo, la qualità della comunicazione aumenta esponenzialmente.

  • La terza P: perché io?

    Il collaboratore ha bisogno di comprendere la vostra legittimità e autorevolezza su questo argomento.

    Spiegate la vostra posizione anche se tutti sanno chi siete, poiché esplicitarla crea chiarezza e legittimità. Illustrate perché parlate di questo argomento specifico: lo conoscete profondamente perché lo avete studiato? Lo avete provato personalmente nella vostra esperienza? Lo avete scoperto attraverso anni di pratica? Evidenziate il valore unico del vostro coinvolgimento: cosa portate di particolare a questa conversazione che nessun altro potrebbe portare? Comunicate la vostra motivazione personale: perché vi interessa condividere questo con il collaboratore? 

    Dimostrate la vostra conoscenza approfondita dell'argomento, in modo che il collaboratore vi percepisca come una fonte affidabile e autorevole su cui può contare.

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