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Best practice in Sanità: Audit clinico e governance clinica

Apr. 9 2026

ASSICURARE ECCELLENZA NEI PERCORSI DI CURA DEI POLIAMBULATORI SPECIALISTICI

La seconda uscita della nostra collana dedicata alle “Best practice in Sanità” approfondisce il tema degli audit clinici.

Abbiamo intervistato Giuliana Lentini, Responsabile Qualità e Direzione Sanitaria - Area Legale, Qualità e Compliance presso la rete di poliambulatori specialistici Santagostino.

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Intervista a Giuliana Lentini per la collana Best practice in sanità
Giuliana
Lentini

Responsabile Qualità e Direzione Sanitaria - Area Legale, Qualità e Compliance, rete di poliambulatori specialistici Santagostino.

L’audit clinico ci ha permesso di evolvere da un modello orientato prevalentemente alla prestazione a uno realmente centrato sulla qualità dell’atto clinico, diventato parte stabile del funzionamento dell’organizzazione, capace di alimentare in modo continuo il miglioramento della qualità.

L’INTERVISTA a GIULIANA LENTINI

  • AUDIT CLINICO E VALORE AGGIUNTO NEI SERVIZI DIAGNOSTICI

    La vostra rete di poliambulatori ha scelto di adottare l’audit clinico in modo sistematico: una decisione piuttosto rara nel settore ambulatoriale, dove spesso prevalgono logiche di rapidità ed efficienza operativa. 

    COSA VI HA SPINTO A INVESTIRE IN UNO STRUMENTO TIPICAMENTE OSPEDALIERO, CHE RICHIEDE MATURITÀ ORGANIZZATIVA, COORDINAMENTO TRA PROFESSIONISTI E UNA FORTE CULTURA DELLA TRASPARENZA? E QUALI BENEFICI CONCRETI STATE RISCONTRANDO NELL’INTEGRARE L’AUDIT CLINICO NEL VOSTRO MODELLO DI CURA?

    «La scelta di adottare in modo sistematico l’audit clinico nasce da una riflessione strategica: anche nel setting ambulatoriale, e in particolare nella diagnostica, la qualità clinica non può essere data per scontata né ridotta alla sola efficienza operativa.

    È vero che l’audit clinico è uno strumento storicamente più diffuso in ambito ospedaliero, ma riteniamo che oggi sia ancora più necessario nei contesti ad alta produttività come i poliambulatori, dove il rischio è quello di privilegiare i volumi rispetto all’appropriatezza.

    Abbiamo quindi deciso di investire su questo strumento per tre motivi principali:

    • Garantire appropriatezza clinica e uniformità dei comportamenti professionali tra centri diversi;
    • Promuovere una cultura della trasparenza e del miglioramento continuo;
    • Disporre di un sistema strutturato per misurare e governare la qualità clinica, non solo quella organizzativa;

    I benefici concreti che stiamo riscontrando sono molteplici:

    • Maggiore standardizzazione dei percorsi diagnostici;
    • Riduzione della variabilità tra professionisti e sedi;
    • Emersione precoce di criticità cliniche o organizzative;
    • Rafforzamento del confronto tra pari e della responsabilizzazione dei professionisti.

    In sintesi, l’audit clinico ci ha permesso di evolvere da un modello orientato prevalentemente alla prestazione a uno realmente centrato sulla qualità dell’atto clinico».

  • CULTURA PROFESSIONALE E COINVOLGIMENTO DEI CLINICI

    L’audit clinico richiede un forte coinvolgimento dei professionisti sanitari e una cultura condivisa della revisione tra pari. 

    QUALI STRATEGIE AVETE MESSO IN CAMPO PER FAVORIRE L’ADESIONE DEI MEDICI E DEI TECNICI AI PROCESSI DI AUDIT E COME RIUSCITE A TRASFORMARE I RISULTATI IN UN REALE CAMBIAMENTO DEI COMPORTAMENTI CLINICI?

    «Il coinvolgimento dei professionisti sanitari rappresenta probabilmente l’aspetto più complesso dell’intero percorso. L’audit clinico introduce infatti un cambio di paradigma non banale: significa esporsi alla revisione tra pari, mettere in discussione abitudini consolidate e accettare una valutazione strutturata della propria pratica clinica.

    In un contesto ambulatoriale, dove spesso i professionisti operano con elevata autonomia e ritmi sostenuti, questo approccio può inizialmente essere percepito come distante o addirittura critico. Per questo motivo, il nostro lavoro si è concentrato – e continua a concentrarsi – soprattutto sul piano culturale.

    Abbiamo progressivamente cercato di:

    • Accompagnare i professionisti verso una maggiore consapevolezza del valore dell’audit;
    • Chiarire che si tratta di uno strumento di miglioramento e non di giudizio;
    • Creare spazi di confronto che fossero percepiti come sicuri e costruttivi.

    È importante sottolineare che si tratta di un processo ancora in evoluzione. Non siamo di fronte a un modello completamente consolidato, ma a un percorso “in divenire”, in cui l’obiettivo è rendere i professionisti sempre più protagonisti e non semplici destinatari del processo.

    Nel tempo, anche il nostro modello di audit si è evoluto proprio grazie a questo confronto:

    • Siamo passati da un approccio più strutturato e centralizzato a uno più partecipato e condiviso;
    • Abbiamo affinato le modalità di restituzione dei risultati, rendendole più utili per la pratica clinica;
    • Stiamo lavorando per integrare sempre di più l’audit nella quotidianità professionale.

    Il vero obiettivo non è solo “fare audit”, ma costruire una cultura in cui la revisione tra pari diventi parte naturale dell’attività clinica. È un percorso graduale, che richiede tempo, ma che riteniamo fondamentale per garantire una qualità realmente sostenibile nel lungo periodo».

  • MONITORAGGIO DELLE PERFORMANCE CLINICO-ASSISTENZIALI

    QUALI INDICATORI O PROCESSI RITIENE PIÙ CRITICI DA MONITORARE ATTRAVERSO L’AUDIT CLINICO IN UN'ORGANIZZAZIONE CARATTERIZZATA DA ELEVATA ATTIVITÀ DI AMBULATORIALE POLISPECIALISTICA E DI DIAGNOSTICA STRUMENTALE?

    «In una realtà come la nostra, caratterizzata da un’elevata attività ambulatoriale polispecialistica e da un forte peso della diagnostica strumentale, il monitoraggio delle performance cliniche deve necessariamente andare oltre i tradizionali indicatori.

    Attraverso l’audit clinico abbiamo scelto di concentrare l’attenzione su alcuni ambiti che riteniamo particolarmente sensibili.

    Un primo elemento centrale è l’appropriatezza clinica, cioè la coerenza tra il quesito clinico, la prestazione richiesta ed il percorso diagnostico attivato. In un contesto ad alto volume, questo aspetto è fondamentale per garantire non solo qualità, ma anche sostenibilità e valore per il paziente.

    Un secondo ambito riguarda la qualità tecnica e professionale della prestazione, con particolare attenzione alla refertazione: completezza, chiarezza, coerenza con i dati clinici e, più in generale, capacità del referto di supportare efficacemente il processo decisionale del medico inviante, dove presente.

    Infine, poniamo grande attenzione ai temi della sicurezza e della continuità assistenziale, che in ambito ambulatoriale sono meno strutturati rispetto all’ospedale ma non per questo meno rilevanti. Parliamo, ad esempio, della gestione degli esiti critici, della tracciabilità del percorso del paziente e della corretta comunicazione delle informazioni.

    Un ulteriore elemento trasversale, che per noi è particolarmente significativo, è l’analisi della variabilità tra professionisti e tra sedi: quando emergono differenze non giustificate, spesso rappresentano un segnale prezioso di aree su cui intervenire.

    In sintesi, l’audit clinico ci consente di osservare la qualità in modo più profondo, andando a cogliere non solo “quanto” produciamo, ma soprattutto “come” lo facciamo».

  • AUDIT CLINICO: TRASFORMARE L’ANALISI IN CAMBIAMENTO

    QUALI SONO LE PRINCIPALI CRITICITÀ CHE EMERGONO DURANTE LA CONDUZIONE DEGLI AUDIT CLINICI E QUALI STRATEGIE RITIENE PIÙ EFFICACI PER GARANTIRE CHE I RISULTATI DEGLI AUDIT SI TRADUCANO IN AZIONI CORRETTIVE REALMENTE IMPLEMENTATE E SOSTENIBILI NEL TEMPO?

    «Le principali criticità che emergono durante gli audit non sono tanto di natura tecnica, quanto organizzativa e culturale. Tra queste, le più frequenti sono le resistenze iniziali dei professionisti, la difficoltà nel tradurre i risultati in azioni operative concrete e il rischio che le iniziative di miglioramento restino episodiche.

    Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra oggi una parte importante del nostro lavoro. Con l’esperienza abbiamo compreso che il vero valore dell’audit non sta tanto nella fase di analisi, quanto nella capacità di trasformarne gli esiti in cambiamenti reali e sostenibili.

    Per questo abbiamo progressivamente introdotto alcune strategie:

    • Una maggiore prioritizzazione degli interventi, per concentrarci su ciò che ha reale impatto;
    • La definizione chiara di responsabilità e tempistiche, evitando che le azioni restino senza ownership;
    • L’integrazione delle azioni correttive nei processi organizzativi, così da non renderle iniziative isolate;
    • Un follow-up sistematico, per verificare nel tempo l’effettiva implementazione.

    Anche questo, però, è un ambito in cui siamo in piena evoluzione. Nel tempo stiamo cercando di rendere il processo sempre più maturo, passando da interventi talvolta spot a un approccio strutturato, ricorrente e integrato nella gestione ordinaria.
    L’obiettivo è che l’audit clinico non sia percepito come un’attività straordinaria, ma come parte stabile del funzionamento dell’organizzazione, capace di alimentare in modo continuo il miglioramento della qualità».

  • INTEGRAZIONE TRA AUDIT CLINICO E CERTIFICAZIONE ISO 9001

    La vostra organizzazione ha recentemente ottenuto la certificazione ISO 9001:

    IN CHE MODO L’AUDIT CLINICO SI INTEGRA CON I REQUISITI DEL SISTEMA DI GESTIONE PER LA QUALITÀ E COME SUPPORTA IL MANTENIMENTO E IL MIGLIORAMENTO CONTINUO DELLO STANDARD?

    «L’integrazione tra audit clinico e sistema qualità certificato secondo ISO 9001 è stata naturale e altamente sinergica.

    L’audit clinico rappresenta, di fatto, uno strumento avanzato per soddisfare diversi requisiti della norma:

    • Supporta il monitoraggio e la misurazione dei processi;
    • Contribuisce alla valutazione delle performance;
    • Alimenta il miglioramento continuo.

    Rispetto agli audit di sistema più tradizionali, l’audit clinico aggiunge un livello di profondità, perché entra nel merito della qualità dell’atto sanitario.
    Inoltre:

    • Fornisce evidenze oggettive utili durante le verifiche dell’ente certificatore;
    • Rafforza l’approccio basato sul rischio, permettendo di individuare criticità cliniche oltre che organizzative;
    • Contribuisce a diffondere una cultura della qualità che non è solo documentale, ma sostanziale.

    In questo senso, possiamo dire che l’audit clinico non è solo integrato nel sistema ISO 9001, ma ne rappresenta uno dei principali motori evolutivi all’interno della nostra organizzazione».

Best practice in Sanità: L’esperienza dell'Azienda Socio-sanitaria Ligure 2

Leggi la prima uscita della collana