CADUTE INTRAOSPEDALIERE: COME PREVENIRLE
Le cadute intraospedaliere rappresentano uno degli eventi avversi più frequenti in ambito sanitario, con conseguenze potenzialmente gravi soprattutto per i pazienti anziani in terapia anticoagulante o antiaggregante. La gestione delle cadute non testimoniate in pazienti disorientati costituisce una sfida clinica complessa, che richiede percorsi di presa in carico strutturati e decisioni rapide in condizioni di incertezza diagnostica.
Abbiamo intervistato la Dottoressa Paola Gnerre, Direttore Medicina Interna 2 P.O Levante - Direttore Dipartimento Medico Ospedale San Paolo Savona, ASL 2 Sistema Sanitario Ligure che negli ultimi due anni ha sviluppato una best practice per prevenire le cadute.
L’Ospedale fa parte della ASL 2 Sistema Sanitario Ligure, certificata ISO 9001 con Bureau Veritas Italia.
Grazie alla best practice è possibile identificare precocemente il paziente a rischio caduta e attuare pratiche di prevenzione del rischio caduta.
- Il personale infermieristico dell'ospedale ha redatto una istruzione operativa relativa alla compilazione della scale di Conley;
- Ad ogni paziente/caregiver viene consegnato all’ingresso il modulo ASL relativo ai “Passi per non cadere”;
- È stata aggiornata la istruzione relativa all’utilizzo dei mezzi di protezione fisica per i pazienti fragili.
L’applicazione della best practice ha sollecitato maggiore attenzione nel percorso prevenzione cadute da parte di medici e infermieri e operatori socio sanitari, con lo scopo di migliorare le cure erogate, garantire la sicurezza del paziente e degli operatori e migliorare il clima organizzativo di lavoro con sviluppo di team building.
La best practice è stata illustrata sul numero 6 di Decidere in Medicina, nell’articolo “Approccio clinico al paziente ospedalizzato in terapia anticoagulante o antiaggregante in seguito a caduta non testimoniata”.
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FATTORI DI RISCHIO
NELL'ARTICOLO VENGONO ELENCATI NUMEROSI FATTORI DI RISCHIO INTRINSECI ED ESTRINSECI PER LE CADUTE OSPEDALIERE: NELLA VOSTRA ESPERIENZA CLINICA, QUALI SONO RISULTATI I 3-4 FATTORI PREDITTIVI PIÙ SIGNIFICATIVI NEI PAZIENTI IN TERAPIA ANTICOAGULANTE/ANTIAGGREGANTE?
COME VIENE EFFETTUATA LA STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO AL MOMENTO DEL RICOVERO E CON QUALE FREQUENZA VIENE RIVALUTATA DURANTE LA DEGENZA?
"Sicuramente, il rischio aumenta con l’età. A questo fattore si aggiunge anche come aggravante un quadro di sarcopenia e malnutrizione: è sufficiente osservare il polpaccio per avere un segnale inequivocabile. L’assunzione di farmaci, specie per la terapia psicoattiva, rappresenta un fattore di disorientamento. E da ultimo, ma non meno importante, spesso una calzatura inadeguata contribuisce ad aumentare il rischio caduta.
La stratificazione del rischio viene effettuata con la scala di Conley ed è oggetto di rivalutazione ogni 3 giorni: quest’ultimo aspetto ci permette di avere sempre un quadro aggiornato, in evoluzione con lo stato del paziente".
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EFFICACIA DELLE MISURE PREVENTIVE IMPLEMENTATE
AVETE GIÀ DEI DATI QUANTITATIVI SULL'EFFICACIA DELLE MISURE DI PREVENZIONE ADOTTATE NELLA VOSTRA STRUTTURA?
IN PARTICOLARE, DOPO L'IMPLEMENTAZIONE DELLA BEST PRACTICE, QUALI INTERVENTI PREVENTIVI SI SONO RIVELATI PIÙ EFFICACI NEL VOSTRO CONTESTO?
"La nostra best pratice è attiva da 2 anni e i primi riscontri sono molto confortanti: il tasso di caduta è sceso dal 4,93% del 2022 al 2% del 2025. Sicuramente l’introduzione della rivalutazione ogni 3 giorni ha inciso positivamente sul risultato".
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FORMAZIONE DEL PERSONALE E CULTURA DELLA SICUREZZA
CONSIDERANDO CHE LA PREVENZIONE DELLE CADUTE RICHIEDE UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE, QUANTO È IMPORTANTE NELLA VOSTRA ESPERIENZA L'EDUCAZIONE E LA FORMAZIONE CONTINUA DEL PERSONALE SANITARIO?
"È assolutamente fondamentale: questi risultati non sarebbero arrivati se non ci fosse stata una formazione mirata in grado di coinvolgere il personale sanitario. Si parte da un evento sentinella per capire cosa abbiamo sbagliato; potremmo anche dire che le best pratice nascono da una attenta analisi delle “bad practice” e dalla capacità di considerare gli errori come opportunità, analizzando le cause dell’accaduto.
La cultura della sicurezza deve permeare non solo il personale sanitario, ma anche i pazienti e i loro familiari: deve esserci un concorso nella mitigazione del rischio. A questo proposito, abbiamo affisso manifesti suggerendo i “7 passi per non cadere”, con un messaggio chiaro anche all’utenza".
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LA CERTIFICAZIONE ISO 9001 E L'APPROCCIO AL RISCHIO
LA VOSTRA ORGANIZZAZIONE È CERTIFICATA ISO 9001, CHE PREVEDE UN APPROCCIO SISTEMATICO ALLA GESTIONE DEL RISCHIO (RISK-BASED THINKING): IN CHE MODO LA CULTURA DELLA GESTIONE DEL RISCHIO ISPIRATA DALLA ISO 9001 HA INFLUENZATO LA DEFINIZIONE DI QUESTA BEST PRACTICE?
"Nella ISO 9001 la cultura della gestione del rischio è fondamentale e richiede un approccio proattivo: sicuramente abbiamo metabolizzato gli insegnamenti dello standard internazionale per la qualità e li abbiamo interiorizzati. Per noi oggi è naturale partire dai dati, analizzarli, identificare le azioni correttive o di miglioramento e fare cultura per prevenire e mitigare i rischi".