Colloqui manageriali: una guida operativa • La gestione dell'emotività
3° USCITA: LA GESTIONE DELL’EMOTIVITÀ
Dopo aver affrontato negli articoli precedenti i "segreti" per una preparazione efficace e una conduzione professionale del colloquio manageriale, non possiamo tralasciare un aspetto fondamentale e spesso sottovalutato: la gestione dell'emotività.
L'emotività è una componente naturale e inevitabile di ogni interazione umana. Quando non gestita consapevolmente, può compromettere l'efficacia del colloquio e la qualità della comunicazione. Al contrario, se gestita con consapevolezza e tecnica, diventa una risorsa straordinaria che umanizza la relazione e rafforza il legame con il collaboratore.
Comprendere le Radici dell'Emotività
Che Cosa Genera l'Emotività
L’emotività è spesso legata a un senso di insicurezza che nasce quando percepiamo una situazione come potenzialmente rischiosa. Questa percezione attiva una serie di reazioni: paura di fallire, timore del giudizio, disagio e incertezza rispetto alla propria capacità di gestire il confronto.
Si tratta di una risposta naturale. L’obiettivo, quindi, non è eliminarla, ma comprenderla e gestirla in modo consapevole, trasformandola da ostacolo a leva strategica per una comunicazione efficace.
Le Origini della Paura: Cause Esterne e Interne
La paura alla base dell’emotività nei colloqui manageriali può derivare da fattori esterni o interni. Distinguere queste due dimensioni è essenziale per affrontarla in modo strutturato.
-
Le paure connesse a cause esterne
Queste paure sono legate a fattori esterni al manager e sulla cui gestione abbiamo un certo controllo.
La paura del collaboratore rappresenta una delle principali fonti di ansia: come reagirà? Sarà resistente? Mi giudicherà negativamente? La paura dell'argomento emerge quando non siamo completamente sicuri di conoscerlo a fondo: cosa accadrà se il collaboratore mi fa una domanda a cui non so rispondere?
La paura del contesto è altrettanto reale, specialmente nel contesto contemporaneo: difficoltà nel gestire gli strumenti informatici, problemi di connessione durante videochiamate, interruzioni o distrazioni ambientali, spazi inadeguati o scomodi.
Tutte queste variabili esterne possono amplificare significativamente l'ansia. -
Le paure connesse a cause interne
Le cause interne, invece, sono legate a credenze, schemi mentali e condizionamenti personali sviluppati nel tempo.
Le inibizioni culturali rappresentano un primo livello di paura interna. Molti di noi sono stati educati a non essere "al centro dell'attenzione", a non mettersi in primo piano, a non attirare lo sguardo altrui. Portiamo con noi la paura di non essere perfetti, il perfezionismo disfunzionale che ci dice che se non riusciamo a fare tutto flawlessly, allora abbiamo fallito. Abbiamo paura di non riuscire ad adeguarci al modo in cui un "Responsabile dovrebbe essere" secondo gli stereotipi che abbiamo interiorizzato. Molti manager si preoccupano di non avere la necessaria "presenza fisica" quando si parla, dubitando del loro carisma o della loro autorevolezza naturale.
I concetti inefficaci, o schemi mentali disfunzionali, rappresentano un secondo livello. Pensiamo solo in bianco e nero: "Se non va perfettamente, è un fallimento totale". Tendiamo a pensare in modo negativo, focalizzandoci ossessivamente su ciò che potrebbe andare male anziché su ciò che potrebbe andare bene. Siamo eccessivamente critici verso noi stessi e verso gli altri. Abbiamo sviluppato un elevato senso della competizione che ci porta a percepire il colloquio come una "battaglia" da vincere anziché come un'opportunità di connessione.
Le inibizioni psicologiche rappresentano il livello più profondo. Abbiamo paura di essere visti dagli altri e di sentirci inadeguati nel loro sguardo. Abbiamo paura di non riuscire ad essere apprezzati o di essere rifiutati. Temiamo il giudizio altrui e la possibile perdita di stima. Abbiamo paura di perdere il controllo della situazione e di non riuscire a gestire l'imprevisto.
Come Gestire l'Emotività: Strategie Pratiche e Integrate
La gestione dell'emotività non è un processo astratto e teorico, ma richiede azioni concrete e tecniche specifiche che coinvolgono sia la preparazione che l'esecuzione del colloquio.
Queste strategie operano su tre livelli: cognitivo, corporeo e psicologico.
-
La dimensione cognitiva: preparare il proprio colloquio
Una preparazione accurata è il primo passo per ridurre ansia e incertezza. Trasformare l’ignoto in noto consente di aumentare il senso di controllo e fiducia.
Dedicate tempo a conoscere profondamente l'argomento del colloquio, studiandolo a fondo in modo da poter rispondere con sicurezza alle possibili domande del collaboratore. Anticipate le obiezioni e le domande che il collaboratore potrebbe porre, preparandovi mentalmente alle risposte. Definite chiaramente gli obiettivi del colloquio, sapendo esattamente cosa volete raggiungere. Pianificate la struttura del colloquio, creandovi una mappa mentale chiara di come procederà la conversazione.
Questa preparazione cognitiva crea una base solida di fiducia in voi stessi. -
La dimensione corporea: preparazione fisica
Il corpo e la mente sono profondamente interconnessi. Preparare il corpo significa preparare anche la mente, poiché uno stato fisico rilassato e energizzato favorisce uno stato mentale positivo.
Dormire adeguatamente è essenziale per mantenere lucidità e resilienza emotiva. Prima del colloquio, attività semplici come una breve passeggiata o esercizi di stretching possono aiutare a sciogliere la tensione e attivare l’energia.
Particolarmente efficaci sono le tecniche di respirazione diaframmatica, che stimolano il sistema nervoso parasimpatico e favoriscono il rilassamento. Anche piccoli gesti, come sbadigliare o effettuare movimenti leggeri, contribuiscono a scaricare la tensione e migliorare il benessere psicofisico. -
La dimensione psicologica: preparazione mentale
La preparazione mentale trasforma la paura in fiducia attraverso tecniche di visualizzazione e focalizzazione consapevole.
Visualizzare un colloquio efficace, immaginando un’interazione fluida e costruttiva con il collaboratore, aiuta a creare una predisposizione mentale favorevole. Richiamare esperienze positive del passato, valorizzando competenze e successi già maturati, rafforza l’autoefficacia. Questo esercizio di consapevolezza positiva vi ricorda che avete già affrontato con successo situazioni simili.
Rievocare momenti in cui ci si è sentiti sicuri, competenti e apprezzati permette di attivare uno stato emotivo positivo da utilizzare come riferimento durante il colloquio.
Durante il colloquio: atteggiamenti mentali costruttivi
Pensate positivo, ma in modo realistico. Non si tratta di negare i rischi e le difficoltà, ma di focalizzarsi sulle opportunità e sulle possibilità. Trasformate i pensieri catastrofici in pensieri costruttivi: anziché pensare "Potrebbe andare male", pensate "Farò del mio meglio e imparerò da questa esperienza qualunque sia l'esito". Anziché pensare "Potrebbe non capire", pensate "Spiegherò in modo chiaro e adatterò il mio linguaggio fino a quando non avrà compreso".
Siate realistici e accettate l'imperfezione. Non aspettatevi che il colloquio vada esattamente come pianificato in ogni dettaglio. Accettate che potrebbero emergere elementi inaspettati. Siate flessibili e adattabili, pronti a modificare il vostro approccio se la situazione lo richiede. Questa flessibilità mentale riduce significativamente l'ansia.
Percepite il collaboratore come un partner e non come un avversario. Il collaboratore non è un nemico da sconfiggere in una battaglia, ma un partner con cui collaborare per raggiungere obiettivi comuni. Entrate nel colloquio con spirito di cooperazione e di reciproco beneficio, non di competizione. Ricordate che il vostro successo è anche il suo successo, e che condividete un interesse comune nel raggiungimento dei risultati.
l'emotività come risorsa straordinaria
Quando gestita consapevolmente e con le tecniche operative descritte, l'emotività non è un ostacolo da superare, ma una risorsa straordinaria da coltivare. La consapevolezza emotiva, unita alle tecniche pratiche di preparazione cognitiva, corporea e psicologica, trasforma il colloquio manageriale in un momento di autentica connessione umana.
Questa connessione rafforza la relazione con il collaboratore, aumenta la fiducia reciproca e massimizza l'efficacia della comunicazione. Un manager che sa gestire la propria emotività comunica sicurezza, apertura e genuinità, creando uno spazio psicologico sicuro in cui il collaboratore si sente veramente ascoltato e valorizzato.
Bureau Veritas Formazione offre percorsi formativi in ambito Soft Skills per riscoprire la centralità della persona come protagonista del successo di un’azienda.
Nell'ambito dell'offerta formativa, sono disponibili percorsi a catalogo e in house per comprendere attraverso strumenti operativi una gestione manageriale efficace.