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La nuova strategia UE "Dal Produttore al Consumatore" • che cosa significa per il settore alimentare

Lug. 2 2020

PRESENTATA A FINE MAGGIO, LA POLITICA ALIMENTARE FIORE ALL’OCCHIELLO DELL’UE CONFERMA L’AMBIZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI TRASFORMARE IL SISTEMA ALIMENTARE EUROPEO IN UN LEADER GLOBALE NEL CAMPO DELLA SOSTENIBILITÀ. IN QUESTO CONTESTO, ESAMINEREMO GLI IMPATTI CHIAVE PER GLI ATTORI LUNGO LA CATENA ALIMENTARE E LE MODALITÀ DI ATTUAZIONE DELLA NUOVA POLITICA.

Ridurre l’impronta ambientale. Proteggere la sicurezza alimentare. Garantire a tutti l’accesso a cibi sostenibili, salutari e a prezzi ragionevoli. Le ambizioni UE per il proprio sistema alimentare, delineate nella tanto attesa strategia “Dal produttore al consumatore”, implicano una trasformazione delle modalità di produzione e vendita dei cibi sul territorio. La strategia è un pilastro centrale del Green Deal europeo, studiato per trasformare l’Europa nel primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

Le proposte, dettagliate e di ampio respiro, includono 27 azioni che spaziano dall’agricoltura biologica alla biodiversità, dal sequestro del carbonio allo sviluppo di bioraffinerie. L’intera catena del valore alimentare è coinvolta, dai tipi di mangimi per animali disponibili alla comprensione delle date di scadenza sugli imballaggi da parte dei consumatori. Le iniziative sono supportate da indicazioni per la realizzazione della strategia a livello politico e finanziario e per le aziende.

UNA STRATEGIA STRUTTURATA INTORNO A OBIETTIVI AMBIZIOSI

Le azioni della strategia UE “Dal produttore al consumatore” sono sorrette da degli obiettivi da realizzare entro il 2030. Tali obiettivi, importanti poiché saranno alla base dei piani strategici degli stati membri e della raccolta dei dati da parte degli stakeholder lungo la catena alimentare, includono:

  • Pesticidi: ridurre del 50% l’uso dei pesticidi chimici e i rischi correlati e del 50% l’uso dei pesticidi più pericolosi.
  • Eccesso di nutrienti: ridurre di almeno il 50% le perdite di nutrienti, assicurandosi che non vi sia un deterioramento della fertilità del suolo, e ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%.
  • Resistenza antimicrobica: ridurre del 50% le vendite UE di sostanze antimicrobiche per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura.
  • Agricoltura biologica: destinare il 25% dei terreni agricoli UE all’agricoltura biologica.
  • Sprechi: ridurre del 50% gli sprechi alimentari dei consumatori e del settore retail.

A margine di questi traguardi prettamente alimentari, avrà un impatto sul settore anche un obiettivo generale sul clima, ossia quello di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 50%[1].

INCENTIVARE LE PRATICHE SOSTENIBILI

La strategia riconosce gli sforzi significativi compiuti sino a oggi dal settore alimentare. L’obiettivo è renderli la norma attraverso meccanismi quali la politica agricola comune (PAC), la politica comune della pesca (PCP), nuovi “eco-schemi” e strumenti esistenti come il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Sono inoltre citati diversi esempi di iniziative che, in futuro, potrebbero essere incentivate nell’ambito della PAC, quali le pratiche agricole per la rimozione della CO2 dall’atmosfera e l’installazione di pannelli solari sui tetti degli edifici agricoli. Anche le pratiche che permettono di ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti sono collegate alla PAC. Altri 10 miliardi di euro, infine, sono stanziati alla ricerca e allo sviluppo.

È probabile che produttori, trasformatori e venditori al dettaglio di alimenti diano il benvenuto a qualsiasi sostegno economico fornito dall’UE. Ciononostante, l’esecutivo UE è pienamente consapevole di come i finanziamenti siano soltanto un aspetto dell’equazione. I risvolti pratici hanno un peso incombente, ma i cambiamenti devono avvenire in tempi rapidi: in passato, le formalità burocratiche hanno ostacolato alcuni dei migliori tentativi di innovazione.

Per rispondere a questo fenomeno l’UE ha dichiarato, per esempio, che agevolerà il posizionamento sul mercato di additivi per mangimi animali sostenibili, avanzati e in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni di metano del bestiame. Per proteggere la sicurezza e la diversità dei semi, faciliterà anche la registrazione di nuove varietà, anche destinate all’agricoltura biologica, e garantirà alle specie tradizionali e adattate su scala locale un accesso al mercato più semplice.

LA MINACCIA DI UN REGOLAMENTO

Sebbene sia importante riconoscere come la strategia “Dal produttore al consumatore” rappresenti una visione e non un regolamento, le intenzioni dei suoi autori non sono certo un mistero. Sono infatti in programma un quadro legislativo per un sistema alimentare sostenibile, previsto per il 2023, e altre iniziative politiche, tra cui un piano d’azione sull’agricoltura biologica e delle leggi sugli imballaggi alimentari monouso.

Su temi specifici, la Commissione ha dichiarato che monitorerà gli impegni e, se necessario, promulgherà delle normative. Un’area chiave della strategia riguarda le pratiche di vendita e marketing dei produttori e dei venditori al dettaglio di alimenti. In base al codice di condotta UE per il business responsabile, le imprese alimentari saranno tenute a garantire che i loro prodotti siano coerenti con le linee guida per una dieta sana e sostenibile e a ridurre gli imballaggi usati, ma anche ad adattare le proprie strategie di marketing prendendo in considerazione le esigenze dei soggetti vulnerabili e ad assicurare che le campagne sui prezzi non indeboliscano la percezione dei cittadini sul valore del cibo (un esempio citato è quello di evitare le campagne a prezzi ridotti sulla carne).

STRUMENTI DIGITALI E DATI: I GRANDI FACILITATORI

Se la sostenibilità è il tema principale della strategia “Dal produttore al consumatore”, l’altra tendenza che definisce il 21° secolo caratterizza quasi ogni azione. L’elemento digitale è presentato come il facilitatore che permetterà al sistema alimentare di trasformarsi e all’UE di monitorare i progressi in un modo che, 20 anni fa, sarebbe stato impensabile. L’ultima PAC, per esempio, intende aiutare gli agricoltori a migliorare le performance ambientali attraverso un uso migliore dei dati, con analisi e investimenti nelle tecnologie digitali.

Proprio per questo, la strategia “Dal produttore al consumatore” rimanda esplicitamente all’accelerazione del lancio di una rete Internet veloce a banda larga nelle aree rurali. Lo scopo è rendere sempre più diffusi l’uso dell’intelligenza artificiale e l’agricoltura di precisione, riducendo i costi per gli agricoltori e migliorando la gestione della terra e dell’acqua per creare un ambiente più sano.

In questa strategia, i dati ricoprono un ruolo centrale. L’UE introdurrà delle norme per convertire la Rete di informazione contabile agricola nella Farm Sustainability Data Network in modo da raccogliere dati sugli obiettivi delle strategie “Dal produttore al consumatore” e sulla biodiversità. I programmi esistenti[2], invece, mirano a ridurre il rischio d’investimento e ad agevolare le pratiche sostenibili nella pesca e nell’acquacoltura.

L’IMPORTANZA DELL’ETICHETTATURA

La Commissione sta anche esplorando nuove possibilità digitali per fornire ai consumatori informazioni sugli alimenti. Questo rientra in un tema più ampio della strategia, ossia quello di emancipare i clienti proponendo informazioni accurate, armonizzate e verificabili attraverso l’etichettatura e la certificazione.

L’etichettatura e la certificazione hanno un ruolo centrale in svariate azioni della strategia. Nell’ambito del suo impegno ad adeguare le normative per migliorare il benessere degli animali, la Commissione valuterà delle opzioni per indicare tale benessere sulle etichette e quindi trasmettere il valore lungo la catena alimentare. Sulla parte anteriore delle confezioni saranno introdotte anche delle etichettature nutrizionali obbligatorie e armonizzate.

ACCEDERE ALLE OPPORTUNITÀ ECONOMICHE

Nel presentare la sua strategia “Dal produttore al consumatore”, l’UE desidera sottolinearne le opportunità economiche. L’UE è il primo importatore ed esportatore di prodotti agroalimentari e il più grande mercato di prodotti ittici al mondo. Non meno importante, secondo le stime dell’esecutivo a livello globale i sistemi alimentari sostenibili sono in grado di creare un nuovo valore economico pari a oltre 1,8 trilioni di euro.

Molti produttori, trasformatori e venditori al dettaglio di alimenti stanno già facendo grandi passi avanti in materia di sostenibilità e la strategia contribuirà a livellare il campo da gioco. Altri dovranno fare maggiore fatica, anche se con un potenziale accesso ai finanziamenti e all’assistenza tecnica. Per tutti, dei modi concreti per misurare, documentare e dimostrare i propri progressi saranno fondamentali per rispettare i requisiti regolatori futuri e approfittare delle nuove opportunità.


[1] Rispetto ai livelli del 1990. A settembre 2020 sarà fissato un obiettivo pari al 50% o al 55%. 
[2] Copernicus e lo European Marine Observation and Data Network (EMODnet).

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