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Industria cosmetica. La certificazione diviene un utile strumento di business

Dec. 4 2019

Quali sono i cosmetici più sicuri? Al di là delle diverse marche in commercio e delle azioni di marketing che le sostengono, possiamo affermare che tutti i cosmetici realizzati in conformità alle norme vigenti, sono sicuri. Essi infatti sono realizzati rispettando le Buone Pratiche di Fabbricazione, utilizzando ingredienti non nocivi e tossici per la salute umana, non sono testati su animali e sono tracciabili, ovvero è possibile ricostruirne la provenienza. Ma come possono i fornitori delle aziende cosmetiche dimostrare di aver implementato in modo completo i requisiti delle GMP nella fabbricazione degli ingredienti utilizzati nei prodotti cosmetici e che hanno quindi caratteristiche adeguate agli standard di qualità o sostenibilità?

E, nello stesso modo, come possono i grandi marchi e i canali di distribuzione essere certi che quello che arriva nei loro punti vendita rispetti i criteri di sicurezza e qualità per il mercato?

Se l’ottemperanza alle leggi in vigore – il Regolamento 1223/2009, le Buone Pratiche di Fabbricazione prescritte all’articolo 8 e l’adeguamento alla ISO 22176 – è condizione necessaria, le certificazioni volontarie specifiche diventano ulteriori strumenti indispensabili per gli operatori. Anche per una ragione intrinseca al settore cosmetico e cioè che ogni particolare tipologia di prodotto (e ogni particolare utilizzo per il quale è stato realizzato) ha le sue peculiarità.

In questo senso, sono stati sviluppati standard internazionali privati – a base volontaria – in grado di certificare in maniera specifica ciò che riguarda i diversi settori di competenza e di attività. Tra i principali vi sono le Linee guida EFfCI, l’IFS HPC e la RSPO.

  • L’EFfCI (European Federation of Cosmetic Ingredients) ha promosso delle Linee guida in merito all’applicazione delle Buone Pratiche di Fabbricazione all’ambito della produzione degli ingredienti cosmetici. Questa associazione, ispirandosi all'IPEC-PQG (la guida GMP per gli eccipienti farmaceutici) e adattandolo agli ingredienti cosmetici, ha sviluppato uno standard pubblicato nel 2005 e modificato diverse volte durante gli anni. L’ultima, nel 2017, ha portato all’allineamento con la ISO 9001:2015 ed è stata sviluppata con il coinvolgimento del PCPC (Personal Care Products Council), la principale associazione commerciale statunitense che rappresenta l'industria globale dei cosmetici e prodotti per la cura della persona.
  • l’IFS HPC (International Featured Standard Household and Personal Care) è stato pensato con l’obiettivo di armonizzare, a fronte di principi comuni, i differenti standard adottati dalla Grande Distribuzione europea, per rispondere efficacemente alle aspettative di sicurezza e qualità del consumatore. Lo standard IFS HPC è uno schema di certificazione di prodotto immaginato per le aziende che producono/lavorano prodotti per la cura del corpo e prodotti chimici per la casa a marchio privato (marchio del distributore); è stato redatto con il contributo dei rappresentanti dei più importanti retailers tedeschi, francesi ed italiani. È inoltre al contempo standard di sicurezza e qualità dei prodotti, costituisce un valido aiuto per i soggetti coinvolti nel percorso di conformità a tutti i requisiti di sicurezza. Attraverso audit di certificazione da parte di organismi di Terza Parte, costituisce una risposta forte e concreta alle aspettative di sicurezza del consumatore.
  • la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) è un’iniziativa globale multi-stakeholder avviata nel 2004 per minimizzare gli impatti ambientali e sociali derivanti dalla coltivazione di olio di palma, attraverso l’introduzione di uno standard di sostenibilità per la certificazione della catena di fornitura. Questa certificazione è pensata per garantire la credibilità della dichiarazione di sostenibilità alla fine della catena di approvvigionamento.

A chi giova l’adesione di questi standard volontari? 

  1. Al business dei singoli soggetti della filiera che possono dimostrare ai propri clienti il loro ben operare
  2. All’ambiente, considerando che i produttori debbono agire secondo criteri di sostenibilità 
  3. A noi, consumatori finali che acquistiamo prodotti sicuri e di qualità.
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