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Ispettori sulle navi. Una app per agevolarne il lavoro, nell’ottica di maggiore sicurezza

Sep. 26 2019

Nel mese di giugno di quest’anno le immagini dello scontro tra una nave da crociera e un battello scontro tra una nave da crociera e un battello hanno invaso i mezzi di informazione (tv e web) e i social network : l’urlo delle sirene, le voci dei turisti terrorizzati, il rumore dell’urto tra banchina e scafo. Nel canale della Giudecca a Venezia, un “gigante del mare” colpiva un traghetto ormeggiato, spostandolo di diversi di metri e scaraventando in mare 5 persone, fortunatamente senza che nessuna di esse abbia riportato danni fisici.
Per un evento – come quello appena ricordato, senza vittime o feriti – che trova ampia eco sui mass media, ve ne sono molti altri simili di cui si parla poco o per nulla.
Oltre che impattare sull’incolumità fisica di coloro che stanno a bordo e a terra – elemento questo di primaria importanza – i sinistri marittimi hanno conseguenze economiche negative sia per gli armatori sia che i gestori dei terminali e delle infrastrutture portuali.

Solo per circoscrivere l’indagine alle acque territoriali italiane (o zone limitrofe), da fonti del Ministero Infrastrutture e Trasporti sappiamo che si sono verificati 3.142 sinistri tra il 2008 e il 2017. Di questo numero, quelli più frequenti risultano essere la collisione tra unità navali (20,5%), l’affondamento (19,6%) e l’urto (17,5%).
Sempre dal Rapporto del MIT, emerge che il sinistro è soprattutto dovuto a un “errore umano” (48,2%), con il “fattore esterno” solo al secondo posto e con una percentuale decisamente più bassa (16,9%). Un “errore umano” che spesso è il risultato della violazione di norme e procedure o di comportamenti scorretti principalmente riconducibili alla mancata osservanza:
• dei regolamenti relativi al servizio di vedetta (20,8%)
• della Regola relativa al rischio di collisione e all’uso degli apparati radar (12,5%)
• delle Regole di precedenza in mare (12,1%).
[Fonte: MIT

infografica sinistri in mare

Un problema serio, di cui sono coscienti i gestori – pubblici e privati – di porti e terminali marittimi. È prassi comune che costoro, infatti, per limitare il più possibile che gli incidenti accadano – o come si dice in gergo – per gestire il rischio interferenziale tra la nave e il terminale ingaggino ispettori esterni. Questi ultimi, esperti appartenenti a enti terzi certificatori, hanno il delicato compito di raccogliere dati e controllare che le operazioni si svolgano in maniera corretta, senza danni a persone e cose. Diventando il tramite tra nave e terminale.
Un lavoro delicato, che unisce una parte “sul campo” e una in ufficio, con le difficoltà che questo dualismo comporta. Specialmente quando si tratta di compilare report, inserire dati e, successivamente, recuperarli facilmente e in tempi rapidi quando se ne presenta la necessità.
Un’attività che fino ad oggi si è basata su supporti cartacei – di cui tutti conosciamo la difficoltà d’utilizzo – e informatici. Questi ultimi, comuni file di calcolo, benché più comodi di quelli stampati, hanno mostrato molti limiti di consultazione, specialmente quando l’ispettore non è alla scrivania.
Ma la situazione sta cambiando. Un enorme miglioramento oggi giunge attraverso quella rivoluzione tecnologica nata con smartphone e tablet. Infatti, grazie al software inApp utilizzabile sui device portatili, l’ispettore può avere a disposizione, in tempo reale e attraverso un sistema di ricerca informazioni più efficiente e semplificato, i dati di cui ha bisogno.
Per concentrare meglio l’attenzione sulle attività che davvero contano, quelle di controllo e prevenzione.

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