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Non solo in aria. I droni subacquei, nuova frontiera nelle ispezioni in mare

Sep. 26 2019

I droni guadagnano sempre più spazio all’interno del mondo delle professioni e superano i confini – ormai stretti – dell’intrattenimento (riprese cinema e tv) o del tempo libero (l’hobby del volo e del modellismo). 
Abbiamo imparato a vederli all’opera in situazioni differenti: volare sopra una zona rurale o urbana, vicino a manufatti e infrastrutture, presso edifici o complessi architettonici, o sopra un’area dove si sta svolgendo una manifestazione o un assembramento di persone. Le finalità del suo utilizzo sono quelle di monitorare, controllare, raccogliere dati, verificare una certa situazione o uno specifico elemento, attraverso un ritorno essenzialmente visivo ben definito e in real time, grazie a strumentazioni montate a bordo quali telecamere, termocamere, sensori.
Situazioni e ambiti differenti che tuttavia hanno un comune denominatore: permettere di restituirci informazioni (video e non solo) senza che vi siano rischi per gli esseri umani. Specialmente quando le informazioni delle quali necessitiamo si trovano in punti la cui accessibilità è limitata, se non molto difficoltosa. Infatti, mentre l’uomo al sicuro a terra lo guida grazie a radiocomandi, il drone fa il lavoro pericoloso. In aria ma non solo. Oggi il raggio d’azione nell’uso di queste macchine si è allargato, includendo anche l’acqua sia essa di mare, fiume o lago.

Ma a cosa serve un drone subacqueo? Innanzitutto, al monitoraggio dei fondali e di quello che lì si trova o potrebbe esserci, allo svolgimento di ricerche scientifiche e di esplorazioni archeologiche, alle operazioni militari e all’attività di pesca (sportiva) e ispezione di ciò che nell’acqua è solitamente immerso, ovvero gli scafi delle navi.
Attualmente quest’ultima attività è svolta da subacquei professionisti che quando chiamati dall’armatore o dal proprietario dell’imbarcazione, s’immergono esplorando lo scafo per verificare che non vi sia nulla di irregolare o di danneggiato.
Un’operazione – com’è facile intuire – relativamente agevole se l’imbarcazione è di ridotte dimensioni, ma piuttosto complessa e faticosa se si tratta di grandi navi transoceaniche come petroliere, navi container o da crociera, lunghe oltre 300 metri e larghe anche 50. E che richiede l’intervento di un’intera squadra di sommozzatori; senza dimenticare che queste operazioni sono sempre potenzialmente pericolose per l’incolumità dei sub, oltre che più onerose da un punto di vista economico e complicate da quello amministrativo (se in un porto, richiedono infatti un iter autorizzativo lungo).
Con i droni subacquei è invece possibile operare in tutta sicurezza fino a una profondità di oltre 100 metri e di avere in real-time e in diretta streaming le immagini dell’esplorazione. Con una definizione in 4k, la migliore oggi disponibile.
Lo scafo delle imbarcazioni non è tuttavia l’unico elemento che necessita verifica periodica. Banchine, pontili e tutte le altre strutture portuali sommerse hanno bisogno di monitoraggio.
Ambienti, questi ultimi, ad alto tasso di pericolosità dove l’attività dei droni subacquei è quanto mai necessaria.

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