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La nutrizione sostenibile richiede un consumatore preparato

Mag. 7 2025

COME IL SETTORE TIC PUÒ CONTRIBUIRE ALL’EMPOWERMENT DEL CONSUMATORE PER ORIENTARE IL MERCATO

Il tema della nutrizione sostenibile – nelle sue variegate e sinergiche sfaccettature – è uscito dai tavoli di lavori tecnici e ha catturato l’attenzione del consumatore finale.
Motivati in prima battuta da motivazioni salutistiche, i consumatori hanno nel tempo preso in considerazione altri aspetti quali la tutela dei diritti dei lavoratori, il benessere animale, la riduzione dell’impatto ambientale e la lotta agli sprechi.


Oggi possiamo dire che un approccio a tutto tondo alla nutrizione sostenibile contempla, come minimo, i seguenti ambiti fondamentali:

  • Naturalità delle coltivazioni: in questo filone, si colloca la produzione biologica; quando si parla di agricoltura biologica, ci si riferisce a delle tecniche di produzione e gestione agroalimentari che hanno lo scopo di tutelare l’ambiente e salvaguardare la biodiversità, attraverso una gestione responsabile delle risorse naturali.
  • Tracciabilità e sostenibilità delle materie prime (dal campo alla tavola)
  • Rispetto dei diritti umani dei lavoratori nella filiera, con particolare attenzione alla filiera agricola, caratterizzata dalla presenza di manodopera composta in prevalenza da persone immigrate, con un elevato rischio sfruttamento.
  • Rispetto per gli animali e il loro benessere: all’interno di questa dimensione, consideriamo sia l’approccio dei consumatori vegani e vegetariani, sia l’attenzione di tutti coloro che – pur non rinunciando agli alimenti di origine animale – vogliono garanzie sulle condizioni di cattura o allevamento, nel rispetto dell’animale e a beneficio delle proprietà dell’alimento.
  • Tutela dell’ambiente e riduzione dell’impatto ambientale della filiera alimentare: oltre a coloro che acquistano biologico, ricadono in questo filone i consumatori che scelgono i brand più rigorosi nella gestione delle risorse idriche, delle materie prime e delle emissioni. Il rispetto per l’ambiente è una delle motivazioni che concorre a spingere i consumatori ad una dieta vegetariana o vegana, considerando l’elevato impatto ambientale degli allevamenti intensivi rispetto alle coltivazioni.
  • Lotta agli sprechi alimentari: oltre a seguire buone prassi negli acquisti, la lotta agli sprechi alimentari richiede un coinvolgimento attivo della grande distribuzione e della ristorazione, anche in collaborazione con enti del terzo settore che possono diventare preziosi canali di distribuzione dei prodotti prossimi alla scadenza.
  • Riduzione dell’utilizzo di materie prime per gli imballaggi: la progettazione di imballaggi ridotti all’essenziale, la scelta di materiale riciclato per gli imballaggi, il coinvolgimento dei consumatori nella scelta di prodotti sfusi, l’ampliamento delle proposte di beni sfusi ad opera della grande distribuzione: questi gli aspetti chiave raggiungere l’obiettivo di packaging sostenibile.

Alla luce di quanto precede, il consumatore sostenibile – che condivide gli obiettivi sopra elencati e vuole compiere scelte di acquisto coerenti – ha bisogno di identificare con chiarezza ed immediatezza i prodotti, le filiere e gli imballaggi che offrono garanzie specifiche: le certificazioni svolgono un ruolo fondamentale, attestando il rispetto di standard o disciplinari a copertura delle diverse esigenze di nutrizione sostenibile.
Aumentano nel contempo le asserzioni autodichiarate del fabbricante, che sempre più spesso valorizza sulle confezioni specifiche caratteristiche del prodotto, soprattutto in ambito nutrizionale e di sostenibilità; il consumatore deve essere consapevole che  tali asserzioni – in assenza di una esplicita validazione o verifica di un ente di terza parte indipendente – sono formulate dal fabbricante sotto la sua responsabilità e senza un controllo esterno.

Di fronte all’oggettiva difficoltà per un consumatore di chiedere al fabbricante e successivamente valutare le “prove” a sostegno delle sue affermazioni, risulta evidente come le certificazioni o le affermazioni validate/verificate da un ente terzo rappresentino la miglior garanzia per chi acquista.

Scopri le principali certificazioni relative alla nutrizione sostenibile

  • Certificazione biologica

    I principi alla base della certificazione biologica definiscono un metodo di produzione a favore di quelle forme di coltivazione e allevamento propense alla conservazione di sistemi biologici produttivi e sfavorevoli all’attuazione di interventi invasivi che prevedano l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi. 
    Chi si assoggetta al regolamento è, inoltre, invitato a utilizzare nel miglior modo possibile le energie rinnovabili, valorizzare le risorse territoriali, ambientali e naturali.
    Le aziende del settore agroalimentare che decidono di ottenere la certificazione biologica devono assoggettarsi alla certificazione secondo il Reg. UE 2018/848. Le aziende di produzione primaria o di trasformazione che ottengono il certificato biologico entrano a far parte della filiera del biologico.

  • Certificazione ISCC Plus

    Lo schema ISCC PLUS permette di dimostrare, attraverso un sistema di gestione, la tracciabilità e la sostenibilità delle materie prime, dei prodotti intermedi e dei prodotti finali delle filiere di: produzione di prodotti alimentari,  per la mangimistica, tecnico/chimici, bio-based, filiere di produzione di biomasse per applicazioni energetiche.
    Lo standard ha come requisiti base la sostenibilità e la tracciabilità, con particolare riguardo alla gestione sostenibile della coltivazione, alla verifica della catena di custodia e della tracciabilità e sul monitoraggio dei volumi prodotti e delle rese di lavorazione.

  • Olio di palma sostenibile

    Oggi, l’olio di palma è l’olio vegetale maggiormente prodotto nel mondo. L’olio di palma, usato sia per l’industria food, che non-food, gioca un ruolo fondamentale nelle economie dei paesi produttori e nel sostentamento di milioni di persone. 
    Fondata nel 2004, RSPO - Roundtable on Sustainable Palm Oil è un’Associazione Non Profit che ha l’obiettivo di promuovere la coltivazione e l’utilizzo di olio di palma sostenibile. Sono sette i comparti dell’industria dell’olio di palma coinvolti nel processo decisionale di RSPO, tra cui: coltivatori, produttori, trasformatori e rivenditori, banche e investitori, ONG dedicate alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale.
    L’uso di olio di palma certificato RSPO dimostra l’impegno delle organizzazioni a mantenere un sufficiente approvvigionamento senza danneggiare le condizioni di vita delle comunità locali e la biodiversità degli ecosistemi interessati.

  • Qualità Vegana

    Qualità Vegana è una certificazione che ha lo scopo di fornire ai consumatori vegani le informazioni per effettuare acquisti consapevoli. “Qualità Vegana” garantisce l’assenza di sostanza di derivazione animale nei prodotti delle filiere alimentari, cosmetiche, detergenti, tessili e di packaging. 

  • SQNBA - Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale

    L’acronimo SQNBA indica il Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere animale, cioè il percorso di certificazione volontaria, che consente a tutti gli operatori della produzione primaria e del settore alimentare operanti negli Stati membri dell’Unione Europea di dichiarare sui prodotti commercializzati il rispetto del benessere dei capi di bestiame allevati. Al momento sono stati approvati i disciplinari relativi alle specie bovina e suina da ingrasso allevata all’aperto.

  • Pesca sostenibile

    Per i prodotti della pesca di cattura, il punto di riferimento a livello internazionale è rappresentato dallo standard del Maritime Stewarship Council (MSC), organizzazione non-profit fondata nel 1997 con l'obiettivo di promuovere la pesca sostenibile a livello globale. Il marchio di certificazione "MSC Blue Ecolabel" è ampiamente riconosciuto come garanzia di sostenibilità e di tracciabilità per i prodotti ittici: Il marchio può essere utilizzato sui prodotti ittici confezionati, nei menu dei ristoranti e nella promozione dei rivenditori per segnalare ai consumatori la provenienza sostenibile.
    Ma la pesca sostenibile non è solo quella di cattura. Oggi oltre metà dei prodotti sul mercato arriva oggi dagli allevamenti. È proprio per fornire un modello di riferimento per gli allevamenti che nel 2010 nasce ASC - Aquaculture Stewardship Council, organizzazione non profit che si occupa di definire e certificare le pratiche di acquacoltura sostenibile a livello globale.
    Mentre il marchio MSC si applica alla pesca sostenibile in mare aperto, il marchio ASC si applica all'acquacoltura sostenibile; gli standard ASC coprono aspetti come la salute e il benessere degli animali, l'impatto ambientale, l'uso responsabile di risorse come mangimi e antibiotici, le condizioni di lavoro eque per i lavoratori.
    ASC lavora con allevatori ittici, aziende di trasformazione e distributori per promuovere l'adozione di pratiche di acquacoltura responsabili.

  • Imballaggi Sostenibili

    Il Forest Stewardship Council® (FSC®) è un’organizzazione non governativa indipendente fondata nel 1993. Oltre allo standard volontario sulla gestione forestale (FSC® FM), ha introdotto anche uno standard sulla rintracciabilità dei prodotti (FSC® COC) che prevede il monitoraggio del prodotto nella sua intera catena di custodia. In questo caso, il certificato ed il logo di certificazione (direttamente posto sul prodotto) attestano che un certo prodotto sia composto con materiale proveniente da foreste gestite in modo responsabile.

  • Programme for the Endorsement of Forest Certification

    PEFC - Programme for the Endorsement of Forest Certification, un’alleanza globale in materia di certificazione forestale, ha creato due standard volontari: il primo sulla gestione forestale sostenibile; il secondo, sulla Catena di Custodia (PEFC CoC - Chain of Custody).
    L’attestazione fornita da un Organismo indipendente a un’organizzazione certifica il mantenimento di un sistema di tracciabilità per tutte le fasi di lavorazione e distribuzione del legno (e dei prodotti di origine forestale) nel rispetto dei requisiti stabiliti dallo standard, assicurando che nessun legname proveniente da fonti controverse entri nella catena dei prodotti certificati.

  • Percentuale di materiale riciclato

    REMADE® è una certificazione ambientale di prodotto sotto accreditamento Accredia, che permette ad un’Azienda di dichiarare il contenuto di materiale riciclato e/o di sottoprodotti all’interno di un materiale, semilavorato o prodotto finito di qualsiasi tipologia (anche composto da diversi materiali).

  • Corretta gestione della risorsa idrica

    Per le aziende del settore agricolo e della trasformazione, l’acqua è una risorsa fondamentale e richiede una gestione oculata e lungimirante. Due standard ISO aiutano le organizzazioni a gestire in modo efficiente l’acqua e a misurarne correttamente il consumo: si tratta, rispettivamente, della ISO 46001 per la corretta gestione dell’efficienza idrica e della ISO 14046 sulla cosiddetta “water footprint”. 

  • Carbon Footprint di organizzazione e prodotto

    Alcune aziende scelgono di quantificare e comunicare pubblicamente le emissioni di gas climalteranti, con l’obiettivo di ridurle nel tempo. 
    La norma ISO 14064-1 rappresenta la best practice per la quantificazione delle emissioni di GHG di un’organizzazione: chi la utilizza, dunque, esprime il proprio impegno ad utilizzare una metodologia robusta, riconosciuta e valida a livello internazionale.
    Parallelamente, alcune aziende scelgono di quantificare e comunicare pubblicamente le emissioni di GHG associate ad uno specifico prodotto: in questo caso, la norma di riferimento è la ISO 14067, che aiuta a quantificare la CFP dei propri prodotti in modo robusto, al fine di attuare delle politiche di Carbon Management e promuovere prodotti e soluzioni e minor emissioni di CO2.

  • Sistema di gestione ambientale

    Riferita alla gestione complessiva dell’impatto ambientale di un’organizzazione, la ISO 14001 definisce i requisiti per individuare, controllare e monitorare gli aspetti ambientali di qualsiasi organizzazione. Trattandosi di una norma sul sistema di gestione ambientale, risulta meno “visibile” agli occhi del consumatore ma comunque esprime l’impegno dell’azienda a tenere sotto controllo le ricadute ambientali della propria attività.

  • Lotta agli sprechi - Food Waste Management System

    Food Waste Management System è uno standard di certificazione non accreditato creato da Bureau Veritas. Lo standard si basa su un approccio di sistema che consente di dimostrare la gestione e prevenzione delle perdite e degli sprechi alimentari.
    La certificazione può essere ottenuta da qualsiasi operatore della filiera alimentare: produzione primaria, aziende di trasformazione alimentare, grande distribuzione, grossisti e punti vendita in ambito alimentare, ristorazione collettiva, logistica in ambito alimentare).

  • Tutela dei diritti umani

    Abbiamo volutamente lasciato per ultimo il tema dei diritti umani. Le certificazioni più adatte a valorizzare il rispetto dei lavoratori, in azienda come anche nella filiera, si riferiscono al sistema di gestione sociale (SA8000 e PAS 24000) dell’azienda capofila. Risulta difficile tuttavia per il consumatore associare immediatamente queste certificazioni al prodotto che acquista, trattandosi appunto di certificazioni riferite all’organizzazione nel suo complesso e non al prodotto. 
    Giova inoltre sapere che molte insegne effettuano verifiche ispettive di seconda parte sulla propria catena di fornitura, finalizzate al controllo della legalità, con particolare riferimento ai diritti dei lavoratori e alla loro sicurezza. Purtroppo, l’unico modo che ha il consumatore per informarsi in merito è il report di sostenibilità, decisamente uno strumento troppo tecnico per una fruizione veloce ed immediata.
    Per quanto riguarda la salute e sicurezza sul lavoro, segnaliamo anche la certificazione ISO 45001, anch’essa riferita al sistema di gestione dell’organizzazione.

  • GLOBALG.A.P. - Good Agricultural Practices

    Più specifico per il settore primario è la certificazione GLOBALG.A.P. (Good Agricultural Practices): si tratta di uno standard internazionale che riassume i requisiti base delle buone pratiche di lavorazione agricola e si rivolge proprio ai produttori di alimenti freschi e non trasformati, di origine vegetale. 
    Si applica a produttori agricoli e a consorzi di agricoltori. Lo standard, nato nel '97 col nome di EurepGAP, si basa su principi cardine di: Sicurezza alimentare, Protezione ambientale, Salute e Sicurezza sul lavoro.

  • Viva Sustainable Wine

    V.I.V.A. - Sustainable Wine, progetto pilota avviato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel 2011, nasce con l'esigenza di misurare la performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dal calcolo delle “impronte” dell'acqua e del carbonio.
    Si rivolge a tutte le realtà vitivinicole italiane, sia quelle che svolgono produzione agricola sia quelle che non hanno una produzione diretta delle uve (cantine sociali o grandi produttori) fornendo alle aziende uno strumento per l’analisi degli impatti del prodotto “vino” e allo stesso tempo uno strumento di garanzia e trasparenza al consumatore.